Intervista a Mario Dibona


Intervista a Mario Dibona

In occasione della Giornata Internazionale della Montagna, Mario Dibona racconta il suo rapporto con la montagna.

 

In occasione della Giornata Internazionale della Montagna, Mario Dibona, noto maestro di alpinismo e istruttore nazionale, nonché fondatore del gruppo guide Dolomiti SkiRock a Cortina, ci parla del suo rapporto con la montagna, di come la montagna sia cambiata nel tempo e di come sia cambiato il rapporto delle persone con essa. 

 

Cosa rappresenta la montagna per te?  

Io sono nato e ho sempre vissuto in montagna.  È la mia vita, la mia casa, il mio parco giochi.  È il mio stile di vita

 

Come è nata la tua passione per la montagna?    

Le mie prime esperienze di arrampicata a Cortina d'Ampezzo dove sono nato e cresciuto iniziano quando avevo 10 anni. Papà mi accompagnava spesso da piccolo. Erano gli anni 70, ci arrampicavamo su dei sassi più o meno alti e come attrezzatura avevamo degli scarponacci pesanti e rigidi, un cinturone che adoperavano i lavoratori dell’ENEL e una corda che il  nonno adoperava per legare il fieno. Quando ero un po' più grande, Papà mi regalò una corda da roccia rossa, alcuni moschettoni in lega leggera, un martello e dei chiodi: era un sogno che si avverava.    

 

Come è cambiato l’andare in montagna, l’approccio alla montagna?  

L’arrampicata in falesia, a quei tempi, ci serviva solamente per essere preparati e in forma per affrontare le vie lunghe di montagna partendo all’alba e tornando a volte a notte fonda. Le corde avevano una lunghezza massima di 45-50 metri, oggi arrivano a 80-100 metri. Oggi, l’arrampicata in falesia, detta anche arrampicata sportiva, è molto praticata ed è più comoda e sicura rispetto al passato. Ha come fine il superamento del grado di difficoltà anziché il raggiungimento di una cima. Si è evoluta in maniera esponenziale diventando anche sport olimpico.  È stata introdotta in molte scuole e le Guide Alpine insegnano la corretta tecnica del movimento e soprattutto la dovuta sicurezza. Le vie alpinistiche in montagna invece sono un’avventura continua e hanno come fine il raggiungere la cima. C’è ancora oggi un approccio classico alla montagna, quello dell’escursionista con zaino in spalla che cerca una dimensione personale, intima, con la montagna. Ma sempre più oggi c’è anche una ricerca della prestazione, della velocità. Si tratta di un approccio più sportivo alla montagna, quello dell’atleta che cerca di migliorare sempre di più le sue prestazioni in una corsa per segnare dei record, che possono essere assoluti ma anche personali. Vive la montagna con una dimensione più sportiva che alpinistica. A volte (ma non per tutti), potrebbe essere spinto da un desiderio di apparire in gran stile sui social, alla ricerca dell’approvazione del suo “pubblico”.  Va ricordato però che i nostri vecchi facevano già queste imprese ma al tempo erano una sfida per sé stessi e a pochi interessava. Tutto quello che facciamo adesso è anche grazie a quanto fatto dai nostri vecchi.  Erano precursori, apripista, innovatori, come i grandi fuoriclasse Angelo Dibona e Emilio Comici. O ancora, il grande Reinhold Messner, il primo ad avere salito una montagna ottomila senza l’ausilio di ossigeno supplementare. 

 

La comunicazione moderna, con i social network, live tracking, ecc., ha cambiato il modo di vivere la montagna?  

È cambiato non tanto la montagna quanto la persona.  C’è chi si identifica tanto attraverso questi social, a volte troppo. In alcuni casi mi pare che la montagna venga interpretata come un grande parco giochi dove tutti fanno di tutto, alla ricerca di ottenere consensi sempre maggiori sui propri canali online piuttosto che vivere un rapporto intimo e personale con la montagna.  Viene meno quell’etica morale e di rispetto che i nostri nonni o padri ci insegnavano passo dopo passo quando ci accompagnavano in montagna. Non è così per tutti, ma per molti. Ma la comunicazione moderna porta anche molti benefici, anche in termini di sicurezza. Permette inoltre di far scoprire la montagna ad un pubblico più vasto, nuovo.  Usata nel giusto modo, aiuta ad avvicinare i giovani che vengono a sapere che anche la montagna offre svago e divertimento se presa in modo corretto, con le dovute precauzioni, usando la testa. 

 

 




Garmont - Intervista a Mario Dibona
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