Guida al bivacco: le buone regole per chi vuole bivaccare all’aperto


Cercare il posto giusto, quello che sia più comodo, più riparato, meglio se con un panorama mozzafiato. Magari quello da cui si segue meglio il calare del sole fino al tramonto, o invece quello che viene colpito dai primi raggi del sole del mattino, importante soprattutto se in giornate fresche o umide.

Bivaccare è un piacere, è una piccola esplorazione personale.

Certo, è un piacere un po’ scomodo, talvolta freddo o anche umido, ma anche questo fa parte dell'esperienza del bivacco. Fintanto che l’esperienza non diventa troppo scomoda, o perfino pericolosa.

Il termine bivaccare arriva dal francese bivouac, che a sua volta deriva dal termine dialettale svizzero-tedesco Beiwacht (“veglia supplementare”, da bei = accanto, e Wacht = guardia). In origine indicava la veglia notturna straordinaria delle truppe militari. Col tempo, il termine francese bivouac passò a significare anche il luogo improvvisato dove i soldati sostavano e dormivano all’aperto, senza tende o accampamenti stabili.

Ma no, non parliamo di quel tipo di bivacco, e neppure dei bivacchi di montagna, quei rifugi non custoditi dove chi fa alpinismo può sostare prima di proseguire verso un obiettivo, spesso la cima di una montagna. Qui parliamo della pratica di accamparsi provvisoriamente all’aperto, con o senza tenda.

Io ho bivaccato in ogni ambiente, dal mare alla montagna, dai prati alle fredde superfici dei ghiacciai. Se non lo avete ancora fatto, le prime volte consiglio di farlo in un luogo conosciuto, non distante dall’auto o comunque da un posto sicuro. Potrebbe sempre capitare di aver dimenticato qualcosa, oppure che ci sia un imprevisto che costringa ad abbandonare il progetto nel cuore della notte.


Tipologie ed equipaggiamento da bivacco

Il bivacco più leggero è senza tenda, con solo sacco a pelo e materassino. Il sacco a pelo deve essere della pesantezza giusta per la stagione, di piumino o no. Stare svegli a guardare le stelle cadenti può essere bello, ma non è raccomandabile stare svegli per il troppo freddo. Io ne ho diversi, ho quello da spedizione in piumino con cui dormo comodamente anche a -15° C (il mio garantisce di poter dormire confortevolmente anche alcuni gradi sotto a questa temperatura ma non lo ho mai sperimentato). Con questo ho dormito sul ghiacciaio del Baltoro in Pakistan, di fronte a me avevo il maestoso K2, ma ero in tenda, insomma non un bivacco vero e proprio. Dall’altra parte dello spettro dei sacchi a pelo ne ho uno microscopico leggero con il quale ho bivaccato sulle spiagge della Nuova Caledonia.

I materassini hanno fatto passi da gigante rispetto a quando bivaccavo con amici una trentina di anni fa, su sottili materassini di schiuma. Oggi quelli gonfiabili occupano pochissimo spazio e distanziano bene dal freddo o dall’umidità del terreno sollevandoti anche 5-6 cm da terra. In certi casi è consigliabile avere un telo grande quanto il materassino, utile se il terreno non è solo soffice erba ma c’è invece anche qualche pietra che potrebbe rovinare il (assai costoso in genere) materassino. C’è chi aggiunge al set anche un sacco da bivacco, impermeabile e antivento.

Spesso, dopo aver controllato il tempo, decido se includere nei materiali anche la tenda. Il bivacco per eccellenza è però senza tenda. La scelta dipende anche da quanti giorni si intende dormire all’aperto. Con la tenda si è sicuri che nel caso di maltempo si avrà un riparo asciutto sempre a portata di mano. E ovviamente ha ancora più senso nel caso si sia in due, potendo anche dividersi tenda e paleria. Anche qui, ormai ci sono tende da una persona o da due estremamente leggere e compatte.

Esiste anche la cosiddetta tarp, ovvero il telo che si può stendere puntellando due bacchetti e tendendola dai lati. È molto amata dagli hikers anglosassoni. È ancora più compatta della tenda, versatile, e ti lascia comunque più esposto agli elementi rispetto una tenda pur fornendo un tetto in caso di pioggia. L'ho sperimentata varie volte in montagna e sono rimasto stupito dalla sua stabilità anche con il vento.


Cosa portare in bivacco?

Ovviamente, il necessario per il campeggio: il fornello e ciò che serve per cucinare, una luce frontale, le bottiglie per l’acqua, un coltellino, il kit di pronto soccorso.

Non è da sottovalutare il fattore acqua (non lo è mai). Quando si progetta di bivaccare significa pianificare per almeno due giorni di permanenza all’aperto e, a seconda di dove siete, potreste trovarvi senza accesso a fonti di acqua, o con acqua ma non potabile. Ultimamente ho bivaccato di fianco ad un laghetto proglaciale e l’acqua era torbida per il limo e comunque non corrente. Si può bollirla o in certi casi si può pensare all’uso di filtri o di altri sistemi di depurazione dell’acqua, ma questo argomento richiederebbe uno spazio a sé.


Comunicazione e sicurezza

Altro fattore da non sottovalutare è quello della comunicazione e della sicurezza. C’è ricezione dove andremo? Ho sufficiente batteria? Anche questo argomento richiederebbe uno spazio a sé perché è lungo e complesso, e comunque riguarda anche altre tipologie di attività.

La chiave di successo di un bivacco è, comunque, la pianificazione e la conoscenza del territorio, o della tipologia del territorio (se non si conosce la zona in cui ci si muove).

Alcuni esempi. È meglio evitare avvallamenti nell'eventualità in cui piovesse: certo, danno un senso di protezione all’inizio, ma si possono trasformare in pozze d’acqua nel giro di minuti. Sono rischiose anche le zone di passo o i dossi, anche se è un rischio che prendo spesso per il panorama che offrono. Una volta in un bivacco sulla neve, su un passo alpino, nel cuore della notte si è alzato il vento che si è trasformato in vento di favonio (il cosiddetto Phoen). Il vento era così forte da mettere a rischio la tenuta della tenda e mi sono trovato nel buio a dover smontare la tenda che sbatteva come una bandiera (con il rischio di danneggiarla) e scendere più in basso, sciando con la frontale fino a raggiungere il bordo della foresta dove ho potuto rimontare la tenda.

Conoscere il tipo di terreno in cui ci si muove aiuta molto, anche se ci si addentra in territori sconosciuti. Frequento da sempre i ghiacciai e i loro dintorni eppure recentemente mi sono trovato in difficoltà mentre cercavo dove bivaccare nei pressi di un ghiacciaio. Intorno a me c’erano solo massi di ogni dimensione, alcuni instabili. Non trovavo un angolo che fosse allo stesso tempo in piano e sufficientemente grande da accomodare il mio materassino. Alla fine lo ho trovato, ma stavo già valutando di cominciare a scendere più in basso. In questa stessa escursione ho sperimentato il problema della carenza di acqua.



Bivaccare all’aperto: Il bivacco perfetto

Bivaccare, insomma, è un'esperienza di vicinanza con la natura e fa bene. Fa stare bene, anche quando magari il sonno non è dei migliori. È un modo per riattivare alcuni sensi che nella quotidianità rimangono sopiti. Ed è anche un modo per vivere tutto il ciclo del giorno all’aperto, il giorno come la notte.

Una cosa che amo è quando vado a dormire e guardo le stelle sopra di me, riconosco alcune costellazioni e poi mi addormento. Quando mi sveglio ancora, ad un certo punto della notte, le stelle si sono spostate, le costellazioni si trovano ora in un altro punto della volta celeste. Quando mi sveglio ancora, più tardi, noto un certo bagliore nel cielo, è il sole che presto illuminerà nuovamente il nuovo giorno. Questa esperienza la si vive solo con un bivacco.



Articolo scritto da Jacopo Pasotti – Settembre 2025.

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